lunedì 16 luglio 2007

Una terra promessa (2/2)




Volevo prendermi qualche giorno di riflessione prima di concludere il mio articolo sulla felicità, ma il successo di pubblico riscontrato ed il commento del redattore capo del blog mi spingono a completare il mio discorso.
E’ sicuramente vero che in ogni società ci sono individui che, per ragioni caratteriali ed in particolare di “positività” d’animo, riescono a vivere comunque in serenità e con soddisfazione la propria esistenza. Questa dote è in gran parte innata e corrisponde agli occhiali dalle lenti rosa che molti di noi portano sin dalla nascita. In altri casi è l’esperienza propria o la frequentazione di persone ottimiste e di buon umore che fa sviluppare la capacità di affrontare con sicurezza e anche con fiducia le vicissitudini della vita.

Premesso ciò ritengo tuttavia che per la maggior parte degli uomini l’ambiente nel quale si conduce l’esistenza influenzi in maniera determinante la predisposizione nei confronti degli eventi che a volte “ci birillano come palle da biliardo”, direbbe F.Guccini.
Esiste una teoria accettata dalla maggior parte dei sociologi e degli psicologi e molto diffusa anche tra i non addetti al settore, secondo cui i bisogni dell’uomo sono organizzati gerarchicamente.

Il primo gradino di questa piramide che cerchiamo di scalare tutti rappresenta esigenze fisiche, come mangiare, dormire, evitare il dolore. E’ arduo credere che chi non abbia cibo per nutrire le membra o sia sottoposto a sofferenze fisiche possa trovare giovamento nella lettura di un bel libro o in lezioni di filosofia, fossero tenute pure da Socrate in persona.
Il processo di astrazione dai fatti contingenti, dagli “accidenti” della vita consiste proprio nel risalire questa piramide.

Il secondo gradino procedendo verso l’alto è occupato dai bisogni di sicurezza. Una volta che abbiamo la pancia piena (e la moglie ubriaca) cominciamo a cercare un lavoro. Non ci va di vivere ogni giorno di espedienti o delle generose elargizioni dei genitori. Il lavoro è per la maggior parte di noi dipendenti un male necessario, uno strumento sì di tortura ma essenziale per acquistare la libertà di pensare al futuro, di organizzare il prossimo weekend al mare.
Rimanendo sul secondo gradino della sicurezza, appena abbiamo firmato uno straccio di contratto co.co.co. o equivalente, cominciamo a pensare alla casa, l’oggetto dei desideri e dei disturbi notturni della maggior parte degli italiani. Mentre uno svedese sa che attorno a 30 anni avrà il primo appartamento (comprato con i propri risparmi), a 37-38 la prima casa con giardino (quella che in Italia con generosità definiamo villetta) e così via, l’italiano medio teme di non riuscire ad estinguere il mutuo prima di spegnersi personalmente. Per questo la scalata alla vetta della piramide si conclude su questo gradino per molti dei nostri connazionali. Certo la soddisfazione di trovare nella propria casetta rifugio e protezione dalle burrasche della vita è davvero impagabile. Possiamo finalmente decidere che quadro appendere alla parete senza che il padrone di casa debba dire la sua, insomma essere liberi di comandare a casa nostra.

I fortunati che non si lasciano schiacciare dal macigno della casa o deprimere dal lavoro, salgono al terzo gradino della piramide e lì incontrano tanta gente simpatica, con la quale chiacchierare. Prima di godere della compagnia degli amici, bisogna tuttavia farseli e quest’impresa non è poi così facile. Bisogna capire le dinamiche di gruppo, usare lo stesso slang, insomma mimetizzarsi per benino.
E’ vero che il gioco vale la candela. Come dice qualcuno, di solito una volta trovati degli amici non si ha più bisogno di nemici. In questo senso anche i colleghi di lavoro sono assimilabili spesso a degli amici.

Il quarto livello di ascesa verso la felicità riguarda sempre la vita di gruppo. Tuttavia è questa la fase della maturità della relazione di amicizia, quella in cui il mimetizzato è stato definitivamente accettato dagli altri perché simile a loro. A questo punto l’individualista, ex compagno di merende, si rimangia tutto. Non gli va più bene di essere trattato come gli altri, perché non è mica uno qualunque. O fa il capo o se ne va dal gruppo. Vuole che le sue capacità superiori vengano riconosciute, non gli va più di buttare via le serate con gente del genere, che non riesce a capire le sue sempre azzeccate battute o le sue valutazioni scientifiche sulle ultime partite di campionato.
Se l’individuo che ha raggiunto il 4° gradino ha anche un posto di lavoro, e sicuramente ce l’ha altrimenti sarebbe ancora sul 2° gradino a cercare qualche raccomandazione, è questo il momento in cui gli vengono strani grilli per la testa. Comincia a chiedere aumenti, ritiene di meritare più di ciò che riceve. Non è più disposto a lavorare per la gloria, come aveva fatto credere al momento dell’assunzione, ma solo per vile denaro (e tanto).
Questa fase è quella in cui il nostro protagonista, sempre più vicino alla vetta, si vuole differenziare dagli altri, comprandosi per esempio una Mazda 6, salvo pentirsene dopo pochi km e tante e violente imprecazioni. In accordo allo spirito dialettico di questo blog, ho inserito la foto della mia Punto in cima al post. Si tratta di un gioiellino che ha acquisito valore nel corso di questi nove lunghi anni di vita e che non mi ha mai lasciato per strada.

Infine (non ce la faccio più per la stanchezza!) siamo arrivati al quinto ed ultimo gradino della piramide. Non lasciatevi tratte in inganno, ogni gradino corrisponde ad anni ed anni di vita e lunghissime meditazioni, spesso di fronte alla televisione, che rappresenta pur sempre il principale sussidio nella estenuante ricerca del senso della vita.
A questo punto ci si trova nella seguente condizione. La nostra tavola è bandita lucullianamente, come non avremmo mai immaginato negli anni dell’università, caratterizzati da monotoni piatti unici tutti i giorni. La nostra casa sarebbe un paradiso in terra se non fosse per i vicini che ci sono capitati. I colleghi hanno smesso di farci mobbing tutti i giorni. Gli amici la sera apprezzano i racconti delle nostre avventure amorose, anche se a volte ne mettono in dubbio la veridicità.
Insomma è arrivato il momento di metterci a coltivare qualche hobby, almeno per far passare più velocemente le giornate quando non andiamo al lavoro. Io per esempio dovrei prendermi un mese intero di malattia per completare l’assemblaggio dei due robot che aspettano il loro padroncino e compagno di giochi. Oltretutto devo programmarli e comprare qualche utensile di cui dotarli, in modo che mi aiutino nei lavori domestici.
Come avrete capito è questa la fase di massima astrazione dalla realtà circostante e dalle esigenze di breve periodo: il mondo esterno non può più disturbare i fortunati che l’hanno raggiunta. Si fa solo quello che piace e non quello che viene richiesto dal capo, dalla moglie (spesso le due figure coincidono) o quello che la società conformista ritiene conveniente. Siamo veramente liberi, non mettiamo più a freno la nostra mente e la nostra personalità.
L’unico aspetto negativo di questa fase è che nella quasi totalità dei casi corrisponde alla demenza senile…

2 commenti:

alby69 ha detto...

Questa seconda parte dell'articolo mi è piaciuta molto di più. Esprimendo riflessioni personali con limitate citazioni si riesce davvero a coinvolgere il lettore che non ha l'impressione di sorbirsi un sermone, ma vuole seguire il ragionamento come se stesse parlando con un caro amico. Bravo Andrea, vedo che hai davvero centrato lo spirito del blog e ti prego di coinvolgere anche Maura e Rita...
Basta che mi mandi le loro email e le facciamo scrivere..."ste donne.."
Sai che loro sapranno sicuramente movimentare la discussione...
Io vedo di agganciare anche Donatella..

Riguardo l'auto sono davvero a terra perchè io non sono affatto un patito delle 4ruote, ma devo percorrere sti maledetti 30.000km all'anno nel modo più sicuro possibile. Il primo anno (2001) non avevo ancora l'Alfa 147 e ho fatto Galatina-Brindisi con la Fiat Punto dei miei. E' semplicemente massacrante!!!
Io canzonavo gli agenti di commercio e rappresentanti vari che girano in Mercedes e BMW, ma ti assicuro che inizio a capirli...
Concludo tuttavia dicendo che aver scoperto che in 6 anni ben 1/2 stipendio l'ho dato alle auto...mi ha trafitto il cuore e sicuramente cambierò modo di intendere il trasporto in auto...
Avrei voluto acquistare una Toyota Prius ibrida, per tutte le questioni ecologiste, ma alla fine ho avuto paura di fare un altro buco nell'acqua e ho ripiegato per...anzi no, non te lo dico..
Ti aggiorno appena mi arriva...!!!

Unknown ha detto...

Caro Alberto, il tuo cugino di campagna e' sempre felice di ricevere feedback da te. Il dilemma dello scrivere tuttavia restera' sempre lo stesso ed e' veramente amletico: divertire o richiamare l'attenzione su cio' che si ritiene importante, anche se puo' risultare non gradito?
Per cio' che riguarda l'auto, ti capisco benissimo. Anch'io, nel mio piccolo, percorro piu' di 100 Km al giorno e mi rendo conto delle spese e della fatica che cio' comporta. Appena il telelavoro sara' diventato realta' ci affrancheremo anche dai viaggi forzati. Buon lavoro.
Andrea