E' tardi, nel lettone caldo accanto alla mia dolce metà Milena, guardo lo speciale televisivo. A luci spente in religioso silenzio il mondo sembra rallentare la sua corsa anche solo per pochi minuti.
Ho letto solo 2 libri del grandissimo cronista ed è una lacuna che dovrò colmare quanto prima, perché leggerlo è come chiacchierare con il nonno ideale che tutti vorrebbero avere. Il titolo di questo post è una sua frase, un' aforisma di cui era ghiotto ed è un invito rivolto all'amico Roberto Benigni durante una delle lunghe telefonate serali. Benigni ha fatto un elogio funebre allegro, sprizzante di gioia e sincerità che davvero mi ha commosso alle lacrime. Nel ringraziare Enzo era come se stesse ringraziando tutte le persone che non perdono la propria umanità e tengono viva la speranza di una vita nuova, migliore.
Cosa c'era e cosa manca con la sua scomparsa? Tutto e niente, perché le persone nascono, crescono e muoiono come mi capita a volte di dire. Non è cinismo, ma l'accettazione della nostra condizione limitata che ci deve dare la spinta per vivere la nostra avventura terrena cercando di rispettare tutti senza però non dire come la pensiamo. Non ci sono domande che non possono essere poste, se lo si fa con garbo. Umile artigiano del giornalismo, Enzo ha scelto un mestiere bellissimo per conoscere veramente il mondo. Ripulendo i suoi articoli dalle influenze politiche ed economiche ci ha regalato delle formidabili tisane di bontà di cui abbiamo sempre bisogno.
Una parola buona non fa mai male, specialmente oggi che sembriamo tutti pronti a sbranarci.
Un abbraccio sincero, quasi fisico per quello che riesco; se ne va l'uomo, resta la speranza...