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martedì 17 luglio 2007

Felicità



Eccola qui la mia gioia più grande: Alessandro.

Eh si, non c'è niente che mi renda più soddisfatta della mia vita di questi occhi vispi e di questo sorriso "a tutte gengive"...

Quando al lavoro mi chiedono sempre di più e ci sono 3000 problemi da risolvere, quando avrei voglia di aver sposato un orfano (il mio maritino mi ammazzerebbe per questa battuta), quando vorrei buttare tutto all'aria ed urlare a squarciagola, mi basta vedere Lui, il mio angelo, il regalo più grande che Dio mi abbia fatto e tutto diventa secondario, non importante. C'è Alessandro e di tutto il resto "chi se ne frega".

"Un figlio ti cambia la vita", è un'espressione che sentivo dire ma che non capivo fino infondo. Poi è arrivato Lui, nè io nè Andrea lo aspettavamo...ma alla prima ecografia guardavamo quello schermo con gli occhi lucidi ed una gioia improvvisa, mai provata, ci ha assaliti appena abbiamo visto un corpicino di 23 mm che era lì...proprio dentro di me...

Passavano i mesi e la pancia cresceva, la guardavo e pensavo a quella che sarebbe stata la mia vita. Poi, finalmente è venuto al mondo: piccolo, piccolo... indifeso...bellissimo...e quello che prima era futuro ad un tratto è diventato presente...e tutta la vita mia e di Andrea è cambiata...niente è più come prima.

Comunque nonostante le notti in bianco e le giornate massacranti quando mi sveglio e guardo mio marito, mio figlio e sento il mio cane che russa, penso: "sono proprio fortunata".

Che sia questa la felicità?

lunedì 16 luglio 2007

Una terra promessa (2/2)




Volevo prendermi qualche giorno di riflessione prima di concludere il mio articolo sulla felicità, ma il successo di pubblico riscontrato ed il commento del redattore capo del blog mi spingono a completare il mio discorso.
E’ sicuramente vero che in ogni società ci sono individui che, per ragioni caratteriali ed in particolare di “positività” d’animo, riescono a vivere comunque in serenità e con soddisfazione la propria esistenza. Questa dote è in gran parte innata e corrisponde agli occhiali dalle lenti rosa che molti di noi portano sin dalla nascita. In altri casi è l’esperienza propria o la frequentazione di persone ottimiste e di buon umore che fa sviluppare la capacità di affrontare con sicurezza e anche con fiducia le vicissitudini della vita.

Premesso ciò ritengo tuttavia che per la maggior parte degli uomini l’ambiente nel quale si conduce l’esistenza influenzi in maniera determinante la predisposizione nei confronti degli eventi che a volte “ci birillano come palle da biliardo”, direbbe F.Guccini.
Esiste una teoria accettata dalla maggior parte dei sociologi e degli psicologi e molto diffusa anche tra i non addetti al settore, secondo cui i bisogni dell’uomo sono organizzati gerarchicamente.

Il primo gradino di questa piramide che cerchiamo di scalare tutti rappresenta esigenze fisiche, come mangiare, dormire, evitare il dolore. E’ arduo credere che chi non abbia cibo per nutrire le membra o sia sottoposto a sofferenze fisiche possa trovare giovamento nella lettura di un bel libro o in lezioni di filosofia, fossero tenute pure da Socrate in persona.
Il processo di astrazione dai fatti contingenti, dagli “accidenti” della vita consiste proprio nel risalire questa piramide.

Il secondo gradino procedendo verso l’alto è occupato dai bisogni di sicurezza. Una volta che abbiamo la pancia piena (e la moglie ubriaca) cominciamo a cercare un lavoro. Non ci va di vivere ogni giorno di espedienti o delle generose elargizioni dei genitori. Il lavoro è per la maggior parte di noi dipendenti un male necessario, uno strumento sì di tortura ma essenziale per acquistare la libertà di pensare al futuro, di organizzare il prossimo weekend al mare.
Rimanendo sul secondo gradino della sicurezza, appena abbiamo firmato uno straccio di contratto co.co.co. o equivalente, cominciamo a pensare alla casa, l’oggetto dei desideri e dei disturbi notturni della maggior parte degli italiani. Mentre uno svedese sa che attorno a 30 anni avrà il primo appartamento (comprato con i propri risparmi), a 37-38 la prima casa con giardino (quella che in Italia con generosità definiamo villetta) e così via, l’italiano medio teme di non riuscire ad estinguere il mutuo prima di spegnersi personalmente. Per questo la scalata alla vetta della piramide si conclude su questo gradino per molti dei nostri connazionali. Certo la soddisfazione di trovare nella propria casetta rifugio e protezione dalle burrasche della vita è davvero impagabile. Possiamo finalmente decidere che quadro appendere alla parete senza che il padrone di casa debba dire la sua, insomma essere liberi di comandare a casa nostra.

I fortunati che non si lasciano schiacciare dal macigno della casa o deprimere dal lavoro, salgono al terzo gradino della piramide e lì incontrano tanta gente simpatica, con la quale chiacchierare. Prima di godere della compagnia degli amici, bisogna tuttavia farseli e quest’impresa non è poi così facile. Bisogna capire le dinamiche di gruppo, usare lo stesso slang, insomma mimetizzarsi per benino.
E’ vero che il gioco vale la candela. Come dice qualcuno, di solito una volta trovati degli amici non si ha più bisogno di nemici. In questo senso anche i colleghi di lavoro sono assimilabili spesso a degli amici.

Il quarto livello di ascesa verso la felicità riguarda sempre la vita di gruppo. Tuttavia è questa la fase della maturità della relazione di amicizia, quella in cui il mimetizzato è stato definitivamente accettato dagli altri perché simile a loro. A questo punto l’individualista, ex compagno di merende, si rimangia tutto. Non gli va più bene di essere trattato come gli altri, perché non è mica uno qualunque. O fa il capo o se ne va dal gruppo. Vuole che le sue capacità superiori vengano riconosciute, non gli va più di buttare via le serate con gente del genere, che non riesce a capire le sue sempre azzeccate battute o le sue valutazioni scientifiche sulle ultime partite di campionato.
Se l’individuo che ha raggiunto il 4° gradino ha anche un posto di lavoro, e sicuramente ce l’ha altrimenti sarebbe ancora sul 2° gradino a cercare qualche raccomandazione, è questo il momento in cui gli vengono strani grilli per la testa. Comincia a chiedere aumenti, ritiene di meritare più di ciò che riceve. Non è più disposto a lavorare per la gloria, come aveva fatto credere al momento dell’assunzione, ma solo per vile denaro (e tanto).
Questa fase è quella in cui il nostro protagonista, sempre più vicino alla vetta, si vuole differenziare dagli altri, comprandosi per esempio una Mazda 6, salvo pentirsene dopo pochi km e tante e violente imprecazioni. In accordo allo spirito dialettico di questo blog, ho inserito la foto della mia Punto in cima al post. Si tratta di un gioiellino che ha acquisito valore nel corso di questi nove lunghi anni di vita e che non mi ha mai lasciato per strada.

Infine (non ce la faccio più per la stanchezza!) siamo arrivati al quinto ed ultimo gradino della piramide. Non lasciatevi tratte in inganno, ogni gradino corrisponde ad anni ed anni di vita e lunghissime meditazioni, spesso di fronte alla televisione, che rappresenta pur sempre il principale sussidio nella estenuante ricerca del senso della vita.
A questo punto ci si trova nella seguente condizione. La nostra tavola è bandita lucullianamente, come non avremmo mai immaginato negli anni dell’università, caratterizzati da monotoni piatti unici tutti i giorni. La nostra casa sarebbe un paradiso in terra se non fosse per i vicini che ci sono capitati. I colleghi hanno smesso di farci mobbing tutti i giorni. Gli amici la sera apprezzano i racconti delle nostre avventure amorose, anche se a volte ne mettono in dubbio la veridicità.
Insomma è arrivato il momento di metterci a coltivare qualche hobby, almeno per far passare più velocemente le giornate quando non andiamo al lavoro. Io per esempio dovrei prendermi un mese intero di malattia per completare l’assemblaggio dei due robot che aspettano il loro padroncino e compagno di giochi. Oltretutto devo programmarli e comprare qualche utensile di cui dotarli, in modo che mi aiutino nei lavori domestici.
Come avrete capito è questa la fase di massima astrazione dalla realtà circostante e dalle esigenze di breve periodo: il mondo esterno non può più disturbare i fortunati che l’hanno raggiunta. Si fa solo quello che piace e non quello che viene richiesto dal capo, dalla moglie (spesso le due figure coincidono) o quello che la società conformista ritiene conveniente. Siamo veramente liberi, non mettiamo più a freno la nostra mente e la nostra personalità.
L’unico aspetto negativo di questa fase è che nella quasi totalità dei casi corrisponde alla demenza senile…

domenica 15 luglio 2007

Una terra promessa (1/2)

Era un tardo pomeriggio di poche settimane fa ed ero appena rientrato in casa dopo la lunga giornata lavorativa. Posai la borsa da ufficio come di consuetudine accanto ad un basso tavolino in legno scuro del soggiorno, mi adagiai sul comodo divano per rilassarmi un po’ dando un’occhiata ai titoli di un interessante giornale, che appartiene alle mie letture usuali.
Uno degli articoli proposti sull’attuale numero riguardava la felicità. Il titolo metteva in dubbio la possibilità di diventare più felici facendo sempre più cose e diventando sempre più ricchi. L’interrogativo di fondo era: cosa rende gli uomini felici?

Mi sentii subito attratto dal contenuto dell’articolo e decisi di immergermi nella lettura approfondita, aguzzando la vista e la mente e raddrizzando i muscoli del busto. Ebbi l’impressione di essere un felino che pochi secondi dopo essersi disteso sul terreno vede in lontananza una preda e balza repentinamente sulle zampe, seguendo con gli occhi l’oggetto del suo desiderio pronto ad inseguirlo e a rinviare, senza dispiacere, il momento del riposo.

Mi pare utile riportare alcune considerazioni che fanno luce sul legame tra il nostro stato psico-emotivo di felicità e l’ambiente a noi circostante.
Un professore di sociologia dell’università Erasmus di Rotterdam ha creato probabilmente il più grande database mondiale della felicità basato su innumerevoli sondaggi e studi.

Come si vede nel grafico in alto noi italiani dovremmo impegnarci (anche in questo campo!) un po’ di più. Nell’Europa occidentale non risultiamo essere certo tra i più soddisfatti della propria vita. Anche popoli un po’ musoni risultano essere più felici di noi. Devo confessare che questo dato inizialmente mi è sembrato un po’ strano.
Possibile che la nostra capacità di far di necessità virtù, di trovare in ogni situazione, anche la peggiore, qualcosa di positivo non ci faccia vivere meglio di altre popolazioni, che non hanno certo il nostro spirito di adattamento?
Come può essere poi che la giovialità, il nostro stile di vita allegro, disinvolto e scanzonato, noto ed apprezzato in tutto il mondo non ci renda felici?
Pensandoci bene comunque, sotto l’apparente ironia ed autostima con le quali ci presentiamo al mondo e che danno di noi un’immagine sicura e vincente, da “made in Italy”, siamo forse un popolo di ipocondriaci, in costante apprensione per ogni piccolo problema che ci si presenta. A volte non siamo preparati ad affrontare situazioni difficili, ci rendiamo conto di non avere gli strumenti adatti al caso, pur senza ammetterlo. Sappiamo che la capacità d’improvvisare non è una panacea per tutti i mali. Neanche i santi poi sono sempre disposti ad intervenire al nostro fianco nonostante la devozione che dimostriamo loro. E poi i tempi in Italia, come sostiene più d’uno, stanno danno davvero peggiorando e mettendo alla prova molti connazionali, il cui sorriso sulle labbra diventa sempre più amaro.

Tornando all’articolo di partenza, la valutazione del livello di felicità non è un tema astruso, come si potrebbe pensare, basato su impressioni soggettive espresse dagli intervistati, che capziosamente simulano o dissimulano i propri sentimenti.
Neuroricercatori hanno dimostrato che la percezione di esperienze positive corrisponde all’attivazione di alcune aree dell’emisfero sinistro. L’intensità delle attività neurali misurate corrisponde abbastanza precisamente al livello di soddisfazione percepito e descritto dalle persone esaminate su una scala da 0 “del tutto insoddisfatto” a 10 “perfettamente soddisfatto”.
In altri termini siamo ben consapevoli dello stato di felicità nel quale ci troviamo e tendiamo a comunicarlo agli altri senza falsarlo. Dichiararsi felici pur non essendolo o viceversa rappresentano quindi un’eccezione.
I dati del World Database of Happiness si possono pertanto analizzare senza temere di ragionare sul sesso degli angeli.
Quali risultano essere i fattori che rendono felici? Perché per alcuni popoli la vita è più bella che per altri? Ve lo dirò in un prossimo articolo.
Per ora buon inizio di settimana a tutti.



P.S. Qui in Germania a metà luglio è finalmente arrivata l’estate. Le temperature nelle ore più calde della giornata si son portate da 17° a 36° nel giro di un paio di giorni!