domenica 15 luglio 2007

Una terra promessa (1/2)

Era un tardo pomeriggio di poche settimane fa ed ero appena rientrato in casa dopo la lunga giornata lavorativa. Posai la borsa da ufficio come di consuetudine accanto ad un basso tavolino in legno scuro del soggiorno, mi adagiai sul comodo divano per rilassarmi un po’ dando un’occhiata ai titoli di un interessante giornale, che appartiene alle mie letture usuali.
Uno degli articoli proposti sull’attuale numero riguardava la felicità. Il titolo metteva in dubbio la possibilità di diventare più felici facendo sempre più cose e diventando sempre più ricchi. L’interrogativo di fondo era: cosa rende gli uomini felici?

Mi sentii subito attratto dal contenuto dell’articolo e decisi di immergermi nella lettura approfondita, aguzzando la vista e la mente e raddrizzando i muscoli del busto. Ebbi l’impressione di essere un felino che pochi secondi dopo essersi disteso sul terreno vede in lontananza una preda e balza repentinamente sulle zampe, seguendo con gli occhi l’oggetto del suo desiderio pronto ad inseguirlo e a rinviare, senza dispiacere, il momento del riposo.

Mi pare utile riportare alcune considerazioni che fanno luce sul legame tra il nostro stato psico-emotivo di felicità e l’ambiente a noi circostante.
Un professore di sociologia dell’università Erasmus di Rotterdam ha creato probabilmente il più grande database mondiale della felicità basato su innumerevoli sondaggi e studi.

Come si vede nel grafico in alto noi italiani dovremmo impegnarci (anche in questo campo!) un po’ di più. Nell’Europa occidentale non risultiamo essere certo tra i più soddisfatti della propria vita. Anche popoli un po’ musoni risultano essere più felici di noi. Devo confessare che questo dato inizialmente mi è sembrato un po’ strano.
Possibile che la nostra capacità di far di necessità virtù, di trovare in ogni situazione, anche la peggiore, qualcosa di positivo non ci faccia vivere meglio di altre popolazioni, che non hanno certo il nostro spirito di adattamento?
Come può essere poi che la giovialità, il nostro stile di vita allegro, disinvolto e scanzonato, noto ed apprezzato in tutto il mondo non ci renda felici?
Pensandoci bene comunque, sotto l’apparente ironia ed autostima con le quali ci presentiamo al mondo e che danno di noi un’immagine sicura e vincente, da “made in Italy”, siamo forse un popolo di ipocondriaci, in costante apprensione per ogni piccolo problema che ci si presenta. A volte non siamo preparati ad affrontare situazioni difficili, ci rendiamo conto di non avere gli strumenti adatti al caso, pur senza ammetterlo. Sappiamo che la capacità d’improvvisare non è una panacea per tutti i mali. Neanche i santi poi sono sempre disposti ad intervenire al nostro fianco nonostante la devozione che dimostriamo loro. E poi i tempi in Italia, come sostiene più d’uno, stanno danno davvero peggiorando e mettendo alla prova molti connazionali, il cui sorriso sulle labbra diventa sempre più amaro.

Tornando all’articolo di partenza, la valutazione del livello di felicità non è un tema astruso, come si potrebbe pensare, basato su impressioni soggettive espresse dagli intervistati, che capziosamente simulano o dissimulano i propri sentimenti.
Neuroricercatori hanno dimostrato che la percezione di esperienze positive corrisponde all’attivazione di alcune aree dell’emisfero sinistro. L’intensità delle attività neurali misurate corrisponde abbastanza precisamente al livello di soddisfazione percepito e descritto dalle persone esaminate su una scala da 0 “del tutto insoddisfatto” a 10 “perfettamente soddisfatto”.
In altri termini siamo ben consapevoli dello stato di felicità nel quale ci troviamo e tendiamo a comunicarlo agli altri senza falsarlo. Dichiararsi felici pur non essendolo o viceversa rappresentano quindi un’eccezione.
I dati del World Database of Happiness si possono pertanto analizzare senza temere di ragionare sul sesso degli angeli.
Quali risultano essere i fattori che rendono felici? Perché per alcuni popoli la vita è più bella che per altri? Ve lo dirò in un prossimo articolo.
Per ora buon inizio di settimana a tutti.



P.S. Qui in Germania a metà luglio è finalmente arrivata l’estate. Le temperature nelle ore più calde della giornata si son portate da 17° a 36° nel giro di un paio di giorni!

1 commento:

alby69 ha detto...

L'articolo è interessante, ma sono molto dubbioso su questo tipo di sondaggi, anche se avvallati da riscontri scientifici.
Ritengo che la felicità non sia qualcosa di geografico, ma risieda nell'intimo dell'uomo. Estremizzando se una persona è capace di astrarsi dal contesto sociale, può essere felice anche in un regime dittatoriale...
Avere una società che funzioni aiuta ad eliminare quei timori verso il futuro che minano la nostra percezione di felicità, ma la capacità di progettare un futuro che tenda ad una vera felicità, ha pochi appgli nelle certezze e molto desiderio di sfidare tutto e tutti. Forse l'ignoranza aiuta a gustare i sapori della terra e avere un contatto bucolico con la vita, sequenzialità di stagioni. Il lavoratore dipendente vede scorrere il tempo come altalena di lavoro e ferie, piccoli aumenti di stipendio e profonde delusioni professionali...
E' un argomento molto interessante, magari appena posso scriverò qualcosa anch'io...