venerdì 14 dicembre 2007

Lettere morali




Sono d’accordo col cugino che nella vita vale la pena di indagare un po’ in noi stessi (vedi Inside&Out).
Ovviamente, in accordo alle regole della dialettica, devo sostenere l’antitesi delle sue valutazioni.
Spogliatici delle vesti, magari raffinate, che spesso gli altri ci hanno cucito addosso e che si rivelano quasi sempre effimere se non vane (come quelle del re della famosa favola), possiamo decidere di andare in giro nudi.
Dobbiamo essere consapevoli degli effetti di questa scelta, che ci rende vulnerabili. E’ vero, rende più sensibili, ma fa pure sentire più freddo sulla pelle, oltre ad esporci al pubblico ludibrio.
Sì, forse la botte può risparmiarci qualche umiliazione, ma non fa molto di più.
Con la lanterna che portiamo nella zucca possiamo porci alla ricerca del vero, rischiarando la nostra strada, senza seguire il percorso più battuto. Un rilevante vantaggio sarebbe in questo caso raggiungere una posizione dalla quale osservare gli altri dall’esterno del gruppo, notare magari che avanzano a tentoni nelle tenebre o si perdono dietro a fuochi fatui.
Ideale sarebbe riuscire a convincere altri a seguirci per uscire dalla selva oscura. Probabilmente però a questo punto falliremmo.

Le alternative sono: o ce ne andiamo da soli, nudi ed affamati, per la nostra strada, per vivere in quello stato di equilibrio psico-fisico, caratterizzato da consapevolezza e coerenza nelle scelte di vita o ci aggreghiamo agli altri.
I più si aggregano. Qualcuno si allontana un po’ per poi ritornare nel grembo della società, che per fortuna riaccoglie i suoi figli ravveduti come l’ovile la pecorella smarrita.

Siamo strani noi esseri umani: da una parte vogliamo esaltare titanicamente la nostra libertà, conoscere il mondo con i nostri occhi e la nostra mente, agire coerentemente con i nostri principi, dall’altra preferiamo muoverci nell’alveo del consolidato, avere altri attorno a noi che condividano le nostre tesi.
Vorremmo vivere nel mondo ideale dell’iperuranio, dove forse come canterebbe Giovanotti la regola è l’eccezione, però accettiamo volentieri di condurre la vita “convenzionale”: studiare, sposarci, avere un lavoro sicuro, ben remunerato e poco faticoso, avere una bella casa, essere integrati nella società.

Be’, non sono sicuro che altre specie animali o vegetali non meditino come l’uomo sulle propria sorte, che non si chiedano perché si è così imperfetti, perché il mondo segue i ritmi che segue. Posso ben immaginare che un leone si interroghi sul perché la natura lo costringa a condurre una vita da predatore, quando la sua vera indole sarebbe docile e vivrebbe volentieri in sintonia con gli altri animali della savana.

Per concludere penso che gli ideali debbano essere realistici, conciliabili con la situazione concreta e con le naturali esigenze dell’uomo, che sono tra l’altro: bisogni istintivi, paura per l’ignoto e ricerca della sicurezza, della comodità (scelte “efficienti” a basso dispendio di energie), di volontà di affermarsi nella società, il che presuppone in gran parte l’accettazione delle regole (esplicite e non) vigenti.
Presentare l’uomo come essere che aspira alla “perfezione”, che potrebbe comportarsi con chiunque ed in qualunque circostanza in maniera sensibile, rispettosa delle esigenze altrui ed in grado di compiere le scelte giuste è quanto meno un errore di valutazione.
Siamo esseri limitati, che non conoscono spesso gli effetti ultimi delle proprie azioni, perché la nostra sensibilità, la nostra intelligenza, la nostra conoscenza ed anche il nostro amore per gli altri non sono infiniti.

La natura umana non si può cambiare o, meglio, i tempi per il cambiamento sono quelli biologici dell’evoluzione e sono lunghissimi (millenni) e non è detto che il cambiamento sia nel senso del miglioramento.

Le considerazioni e le domande, esplicite o implicite, in Inside&Out sono sostanzialmente le stesse che si ponevano i filosofi dell’Asia Minore e della Grecia più di 2500 anni fa.
Da allora credo che non sia cambiato alcunché nella natura umana.
Proprio per questa ragione ci si può affidare tranquillamente per la comprensione dell’animo e dei comportamenti umani a scrittori dell’antichità, senza “temere” che le loro osservazioni e valutazioni siano ormai datate, superate da contributi dell’ultim’ora della psicologia moderna.
Io trovo piacevole ed utile leggere Seneca (in particolare ho letto con grosso interesse il “De tranquillitate animi” ed il “De otio”).

mercoledì 21 novembre 2007

Cambiamenti in vista


Succede a volte che un episodio influenzi il corso degli eventi nella nostra vita.
Non so quanto sarà profondo il cambiamento, ma sicuramente il prossimo anno comincerà per me all’insegna delle novità.
Dal 2 gennaio 2008 si cambia lavoro!

E’ come una piccola rinascita: anno nuovo, colleghi nuovi, casa nuova.
La sveglia non sarà più puntata alle 5:30 come un revolver alla mia testa. Potrò gustarmi la colazione senza ustionarmi le labbra con il latte caldo o slogarmi la mandibola per trangugiare il pane con la marmellata in due bocconi.
E’ vero che nei primi giorni dovrò accendere il cervello un po’ prima, dato che molte operazioni effettuate finora meccanicamente potrebbero condurmi in errore. Non vorrei accorgermi di aver sbagliato direzione (nord anziché sud al bivio dopo il ponte) con un’ora di ritardo. E non tanto per la perdita di tempo.
Mi riferisco all’imbarazzo che si prova quando arrivi al lavoro, trovi la scrivania occupata e vedi le facce sorprese degli ex-colleghi che si domandano che cosa fai lì. Vagli a spiegare che non si tratta di uno scherzo o che non ci hai ripensato!

Un altro momento critico sarà la pausa pranzo: dove lo trovo un locale come la pizzeria del signor Marchese, un simpatico siciliano che mi prepara ogni giorno qualcosa di buono da mangiare. Addio riflessioni ontologiche, accesa dialettica (spero che il cugino non diventi geloso) sulle strutture dell’universo e sul sapore della pizza.
Dovrò trovarmi un altro cuoco che sappia preparare buoni piatti per farmi riprendere le forze e che abbia pure interessi intellettuali per filosofare tra un morso e l’altro. Mica facile!

La sera, tornato a casa stanco, non riconoscerò più il focolare domestico. Non saprò dove posare la borsa da lavoro per poterla ritrovare senza lunghe ricerche la mattina dopo.
Sarò costretto inesorabilmente a pratiche poco eleganti ma molto efficaci, come l’imprecazione, per richiamare alla mia memoria o a quella della mia consorte il posto dove è andato a finire il libro che avevo cominciato a leggere qualche anno fa.
Insomma, si cambiano abitudini (e non solo).

P.S. Dato che a febbraio abbandoneremo Eberbach, forse il posto più bello in cui abbiamo vissuto, per trasferirci a Neckarsulm, pubblico l’immagine di una suggestiva piazza della città. Al piano interrato dell’edificio sulla destra (di fronte all’arco fiorito) si trova un ristorante francese molto caratteristico. I piani superiori sono adibiti ad albergo con graziose camerette.Alle spalle dell’altra casa a graticcio si sporge la torre dell’aspo, che dà lustro alla piazza, con la sua punta aguzza tipicamente tedesca. Infine sulla sinistra, parzialmente coperto dall’arco fiorito, vi è la gloriosa gelateria salentina, luogo di intrattenimento e di refrigerio per i cittadini di Eberbach nei pomeriggi estivi.

mercoledì 7 novembre 2007

Alla fine della vita restano solo i ricordi:cerca di averli felici

In un giorno di novembre come tanti altri, ci lascia un grande uomo: Enzo Marco Biagi. Alla tenera età di 87 anni il Signore lo ha chiamato a se per scrivere qualche articolo anche per lui...
E' tardi, nel lettone caldo accanto alla mia dolce metà Milena, guardo lo speciale televisivo. A luci spente in religioso silenzio il mondo sembra rallentare la sua corsa anche solo per pochi minuti.
Ho letto solo 2 libri del grandissimo cronista ed è una lacuna che dovrò colmare quanto prima, perché leggerlo è come chiacchierare con il nonno ideale che tutti vorrebbero avere. Il titolo di questo post è una sua frase, un' aforisma di cui era ghiotto ed è un invito rivolto all'amico Roberto Benigni durante una delle lunghe telefonate serali. Benigni ha fatto un elogio funebre allegro, sprizzante di gioia e sincerità che davvero mi ha commosso alle lacrime. Nel ringraziare Enzo era come se stesse ringraziando tutte le persone che non perdono la propria umanità e tengono viva la speranza di una vita nuova, migliore.
Cosa c'era e cosa manca con la sua scomparsa? Tutto e niente, perché le persone nascono, crescono e muoiono come mi capita a volte di dire. Non è cinismo, ma l'accettazione della nostra condizione limitata che ci deve dare la spinta per vivere la nostra avventura terrena cercando di rispettare tutti senza però non dire come la pensiamo. Non ci sono domande che non possono essere poste, se lo si fa con garbo. Umile artigiano del giornalismo, Enzo ha scelto un mestiere bellissimo per conoscere veramente il mondo. Ripulendo i suoi articoli dalle influenze politiche ed economiche ci ha regalato delle formidabili tisane di bontà di cui abbiamo sempre bisogno.
Una parola buona non fa mai male, specialmente oggi che sembriamo tutti pronti a sbranarci.
Un abbraccio sincero, quasi fisico per quello che riesco; se ne va l'uomo, resta la speranza...

sabato 3 novembre 2007

Colti in castagna

Una fredda mattina di metà autunno in un lontano e sconosciuto paese, una tenue luce si accese ad illuminare la camera da letto di un appartamento al secondo piano.
“Maura, sono le cinque e un quarto. Alzati, altrimenti perdiamo il treno. Vado a preparare il caffellatte.”
Consueta scena di inizio giornata in quella casa. Il marito, appena destatosi, invita l’assonnata moglie a saltare giù dal letto per lavarsi, vestirsi e fare colazione. Il tempo a disposizione è così scarso da consentire solo l’esecuzione automatica dei gesti abituali che fanno passare dal giacere su un letto come privi di vita al trovarsi seduti in una carrozza di un treno diretto al luogo di lavoro.
Quel giorno però il treno non portava al lavoro bensì in vacanza.

Dopo qualche ora di viaggio i nostri eroi si ritrovarono in un ridente paesino dell’Appennino abruzzese immerso nella natura selvaggia. Lo scroscio dei torrenti che dalle ripide pareti delle montagne scendono a valle ed il fruscio delle foglie ingiallite dalla stagione fredda sembravano sussurrare ai nostri viaggiatori che si avvicinava il dì di festa.

Proprio così: in quei giorni si svolgeva sull’ “Altum Sanctae Mariae” la celeberrima sagra della castagna, un appuntamento atteso vivamente tanto dagli abitanti del borgo quanto dai golosi del prelibato frutto. Questi ultimi attendono impazientemente la fine di ottobre per gustare la castagna in tutte le sue variazioni: nell’impasto di dolci, come caldarrosta o lessata. Non solo: per i buongustai la crema di castagna dà al tiramisù un tocco sublime ed inconfondibile, per gli amici di Bacco il liquore alla castagna rappresenta il coronamento di un pasto da ricordare.

Insomma Maura ed Andrea capitarono proprio a fagiolo in quel luogo di tentazioni culinarie e di beoni. Dopo aver vissuto i preparativi e le prove del sabato del villaggio, tra un pruspino ed un morolo (liquori portentosi) e trascorso una nottata di meditazione in trepidante attesa del dì di festa, i due turisti si risvegliarono all’alba per vivere il sospirato evento. Insieme a parenti ed amici oltrepassarono il portone in legno del villaggio della castagna e si incamminarono per le stradine del centro storico, per mettere a fuoco e memorizzare i punti di maggiore interesse.
Il pranzo fu a dir poco luculliano: bruschette al tartufo e prosciutto, broccoletti (nome locale delle cime di rapa) e salsiccia, minestra di quagliategli (pasta a striscioline corte) e fagioli, polenta, arrosticini alla brace, caldarroste ed un paio di bicchieri di amaro salesiano.
La smodata abbuffata ed un sopraggiunto senso del rimorso, accompagnato da sonnolenza e pesantezza di stomaco, fecero decidere ai nostri due viaggiatori di percorrere a piedi in pellegrinaggio la strada verso il Gran Sasso. Arroccato sulla montagna scoprirono un paese di pietra avvolto nelle nebbie e rimasto immutato nel corso dei secoli, protetto dalla sua torre medioevale. Decisero di chiamarlo S.Stefano di Sessanio.

martedì 21 agosto 2007

Casa Batllò


L’estate continua, anche se le vacanze sono finite (almeno per me).
Oggi ho cercato di vivere il rientro al lavoro con serenità, ma anche con concentrazione.
Sono arrivato in ufficio attorno alle 7:10 ed ho salutato brevemente i due colleghi, che erano già in piena attività.
Avviato il computer ho trovato una montagna di e-mail e di reminder relativi ad appuntamenti e scadenze passati, che mi hanno ricordato della prolungata assenza. Ciò nonostante sono riuscito a limitare a circa un’ora e mezza il tempo per lo smaltimento e le risposte ai messaggi.

A mezzogiorno mi sono allontanato dall’azienda, raggiungendo un angolo verde all’ombra di un tiglio su una piccola collina. Si tratta di una postazione privilegiata dalla quale osservare l’azienda ed il bel paesaggio in cui essa è immersa.
Il bosco si estende in tutte le direzioni, interrotto solo dalle casette dei due paesini vicini e da un paio di strade.
Sulla collina sorgono una chiesa ed un piccolo cimitero, che vegliano sulla tranquilla Sandbach (nome del paese, che significa “ruscello di sabbia”).
Leggendo un libricino in inglese sullo small talk e sbocconcellando lentamente un paio di panini ho trascorso circa mezz’ora prima di riavviarmi verso il cancello della fabbrica.

Sono riuscito ad affrontare tutti gli impegni pomeridiani rimanendo in condizione di eustress e attorno alle 16:30 mi sono infilato in macchina, contento come una pasqua del rientro a casa.

Durante il lungo viaggio ho ripensato alla bella vacanza a Barcellona, da poco conclusa, ed agli splendidi edifici modernisti (liberty) che impreziosiscono la città catalana, tra cui la stupefacente Casa Batllò.

martedì 31 luglio 2007

Rotta per il sud


Nonostante in Germania la temperatura sia salita finora poche volte nel corso dell’estate sopra i 20°-25°, si respira ormai aria di vacanze anche qui.
Al mattino, mentre mi reco al lavoro, non incrocio più bambini che a gruppi attraversano la strada, inseguendosi e tirandosi per lo zaino. I cancelli delle scuole restano serrati ed il traffico stradale si è diradato.
Nel nostro stabilimento di produzione poi anche le macchine riposano.
Questa e la prossima sono le uniche due settimane dell’anno in cui gli impianti si fermano per manutenzione e modifiche. Chi è abituato a veder funzionare le macchine a regime a qualunque ora del giorno e della notte non può non meravigliarsi dello spettacolo offerto da una fabbrica priva del soffio vitale che abitualmente la anima.
Gli enormi corridoi tra le file di presse giganti sono deserti ed inusitatamente silenziosi. Nessuna traccia di operatori che caricano le macchine o trasportano materiale su carrelli o controllano l’andamento dei parametri di processo sui terminali. Quelle figure, movendosi avanti e indietro nei grossi capannoni e scomparendo dietro portoni alti 5 metri per ricomparire da un’altra parte, fanno pensare ad industriose formiche, la cui operosità resta anche per me talvolta imperscrutabile.

Insomma è arrivato il momento del riposo e che cosa c’è di meglio di una bella vacanza in una località attraente in cui ci siano almeno 30° all’ombra e dove nulla faccia pensare ad uffici e fabbriche vuote?
Ieri sera Maura ed io abbiamo deciso di organizzare un viaggio per la settimana prossima.
Destinazione: Spagna.
Abbiamo aperto quello scrigno di informazioni, anche turistiche, che è internet ed abbiamo cercato voli economici verso la terra di Miguel de Cervantes.
Non essendo tipi da pacchetti “all inclusive”, ci siamo messi innanzitutto alla ricerca di voli abbordabili, non solo nel senso che avessero ancora posti liberi a bordo.
Abbiamo sfogliato le offerte online di Lufthansa, Airberlin, Tuifly e Germanwings, decidendoci alla fine per la compagnia di bandiera tedesca e per Barcellona come meta.

Il secondo passo è stato quello di confrontarci con le esperienze dei vacanzieri che hanno già sondato il campo catalano. Il nostro sito di riferimento è http://www.hotel-check.de/, valutato come il migliore dalla fondazione tedesca per i consumatori Stiftung Warentest.
Abbiamo visto un po’ di foto di alberghi, letto i commenti e le pagelle di turisti più o meno soddisfatti e scelto un moderno hotel situato nel centro della capitale catalana.

Le nostre menti sono state ulteriormente illuminate su ristoranti, monumenti e paesaggi, mostre ed eventi culturali da indefessi turisti.Questi ultimi, armati di foto- o videocamera oltreché di taccuino per gli appunti, sembrano aver trascorso l’intera vacanza a riprendere, descrivere e valutare nei minimi dettagli i luoghi visitati.

Dopo varie ore di raccolta di preziose informazioni, il programma per il viaggio ed il soggiorno a Barcellona era pronto!
Un po’ storditi ci siamo allontanati dalla moderna versione (a geometria piatta) della sfera di cristallo per tornare nel presente fatto di poche ore notturne prima della sveglia mattutina.

martedì 24 luglio 2007

Biblioteca privata


Fino a qualche anno fa nutrivo il sogno di crearmi una grande biblioteca, come se ne vedono nelle interviste televisive. Avete presenti quegli intellettuali che con nonchalance si fanno riprendere nel proprio studio circondati da migliaia di tomi?
La cosa stupefacente è che sembrano appartenere tutti alla stessa collana, avendo rilegatura pressoché identica. Varia solo lo spessore e l’altezza del volume.
Allora mi affascinava l’idea di poter scegliere ogni sera un libro diverso, accarezzarlo sul dorso, portarlo a letto e sfogliarne qualche pagina, prima di cadere addormentato nel sonno profondo.

I numerosi traslochi ed un mutato atteggiamento nei confronti della materia, e soprattutto della forza di gravità, mi hanno convinto a disfarmi dei libri già letti, regalandoli o rendendone possibile il riciclaggio. In pratica ho cominciato a buttarli nella cartaccia, atto che non avrei mai osato compiere sino ad anni recenti, per il quale Maura è capace di non parlarmi per un’intera giornata.

Beninteso, sono rimasto un amante del libro e, pur avendo abbandonato atteggiamenti feticisti, lo considero un compagno irrinunciabile del mio tempo libero. Nella borsa da ufficio ne ho sempre due, che leggo rispettivamente durante il viaggio in treno e nella pausa pranzo. Solitamente si tratta di un romanzo e di una guida per sviluppare capacità o acquisire conoscenze professionali che mi interessano.
Ad esempio in queste settimane mi seguono al lavoro “Spätzle al dente“ e “Business Plan”.
Il primo è l’autobiografia di un siciliano che a 10 anni si trasferisce in Germania e, dopo una lunga fase di difficile integrazione nella società sveva, decide di rimanervi, con grande stupore e rammarico dei genitori che ritornano a Messina. In quel paese freddo ed inospitale aveva in fondo trovato sia amici che la futura compagna ed aveva vissuto le proprie esperienze giovanili. La Sicilia meta dei suoi sogni non era più il luogo nel quale trascorreva le vacanze estive, bensì quello dei ricordi d’infanzia, sempre più lontani.
Il secondo libro è una guida compatta per redigere il business plan, nel quale si sviluppano ed organizzano gli aspetti più importanti della propria idea imprenditoriale. Il mio sogno nel cassetto è di lavorare in proprio e spero prima o poi di realizzarlo…

lunedì 23 luglio 2007

Cosa leggono i cugini

E' estate tempo di vacanze, devo resistere ancora 1 settimana, il tempo libero inizia a farsi consistente. Viene voglia di prendere qualche buon libro e abbandonarsi a dei paradisi virtuali, per effettuare una catarsi mentale che possa ridarci una serenità sempre a rischio. Ho pensato di far conoscere ai miei amici questo sito che rappresenta davvero un' idea interessante e coinvolgente; creare degli scaffali virtuali ove collezionare i nostri libri e poter discutere con altri appassionati di lettura. Nell'ottica della rete sociale o Web 2.0 di cui tanto si parla e che mi attira moltissimo, ho creato il gruppo 2cugini nel sito anobii.com ed ho inviato degli inviti per iscrivervi...
Per i più attenti...scherzo ovviamente, avrete notato sulla sinistra un piccolo scaffale con qualche libro che ho letto o sto leggendo per invogliarvi a partecipare. E' chiaro che man mano inseriremo i libri di tutti noi.
Possiamo dialogare sia qui, nel nostro blog, che sul sito aprendo delle discussioni apposite...

Io vorrei dire due parole sul libro La Casta di Rizzo/Stella...
E' un testo molto pubblicizzato, ormai ha superato le 600.000 copie vendute e comunque avendo letto anche un altro testo di Stella "L'Orda: quando gli albanesi eravamo noi", ho sentito il dovere morale di leggerlo.
Il libraio porgendomelo mi ha detto con complicità:
"...hai deciso di non dormire?..."

Effettivamente è un libro sconvolgente che ti fa sentire piccolo piccolo, come un topolino chiuso in una scatola di plastica trasparente che cerca di arrampicarsi sulle pareti per trovare una via d'uscita, ma ricade pesantemente sul pavimento ansimando...
Attorno alla scatola ci sono tutti i politici italiani che guardandoti si sganasciano dalle risate mentre incuranti banchettano con cibo, brandelli di cittadini, frasche e piccoli alberi....
Come dei famelici orchi, divorano ogni cosa vivente e sono incuranti del giudizio altrui...
Rimango veramente incredulo su come faccia l'Italia ad andare avanti in questa maniera...

E' inutile descrivere gli innumerevoli privilegi e sprechi descritti nel libro, la sostanza è quella di una casta che diventa sempre più ingorda e che oltretutto pretende di insegnarci ad essere parchi perchè i tempi sono difficili. Il disappunto, la ribellione porterebbe ad una rivoluzione in ogni paese civile, ma non nel nostro che sembra preferire l'indifferenza alla voglia di cambiare.

Certo in internet ci sono molti esempi di paladini coraggiosi come l'impareggiabile Grillo parlante che ormai è il sito più visitato in italia; tuttavia penso che dovremo iniziare davvero a scuotere le nostre coscienze e leggendo, confrontandoci iniziare a pensare ad un mondo nuovo, che possa rimettere gli interessi della collettività in cima alle priorità della società.

Sembra impossibile, ma le imprese semplici non mi sono mai piaciute!!!
Ditemi cosa ne pensate...

A presto...

martedì 17 luglio 2007

Felicità



Eccola qui la mia gioia più grande: Alessandro.

Eh si, non c'è niente che mi renda più soddisfatta della mia vita di questi occhi vispi e di questo sorriso "a tutte gengive"...

Quando al lavoro mi chiedono sempre di più e ci sono 3000 problemi da risolvere, quando avrei voglia di aver sposato un orfano (il mio maritino mi ammazzerebbe per questa battuta), quando vorrei buttare tutto all'aria ed urlare a squarciagola, mi basta vedere Lui, il mio angelo, il regalo più grande che Dio mi abbia fatto e tutto diventa secondario, non importante. C'è Alessandro e di tutto il resto "chi se ne frega".

"Un figlio ti cambia la vita", è un'espressione che sentivo dire ma che non capivo fino infondo. Poi è arrivato Lui, nè io nè Andrea lo aspettavamo...ma alla prima ecografia guardavamo quello schermo con gli occhi lucidi ed una gioia improvvisa, mai provata, ci ha assaliti appena abbiamo visto un corpicino di 23 mm che era lì...proprio dentro di me...

Passavano i mesi e la pancia cresceva, la guardavo e pensavo a quella che sarebbe stata la mia vita. Poi, finalmente è venuto al mondo: piccolo, piccolo... indifeso...bellissimo...e quello che prima era futuro ad un tratto è diventato presente...e tutta la vita mia e di Andrea è cambiata...niente è più come prima.

Comunque nonostante le notti in bianco e le giornate massacranti quando mi sveglio e guardo mio marito, mio figlio e sento il mio cane che russa, penso: "sono proprio fortunata".

Che sia questa la felicità?

lunedì 16 luglio 2007

Una terra promessa (2/2)




Volevo prendermi qualche giorno di riflessione prima di concludere il mio articolo sulla felicità, ma il successo di pubblico riscontrato ed il commento del redattore capo del blog mi spingono a completare il mio discorso.
E’ sicuramente vero che in ogni società ci sono individui che, per ragioni caratteriali ed in particolare di “positività” d’animo, riescono a vivere comunque in serenità e con soddisfazione la propria esistenza. Questa dote è in gran parte innata e corrisponde agli occhiali dalle lenti rosa che molti di noi portano sin dalla nascita. In altri casi è l’esperienza propria o la frequentazione di persone ottimiste e di buon umore che fa sviluppare la capacità di affrontare con sicurezza e anche con fiducia le vicissitudini della vita.

Premesso ciò ritengo tuttavia che per la maggior parte degli uomini l’ambiente nel quale si conduce l’esistenza influenzi in maniera determinante la predisposizione nei confronti degli eventi che a volte “ci birillano come palle da biliardo”, direbbe F.Guccini.
Esiste una teoria accettata dalla maggior parte dei sociologi e degli psicologi e molto diffusa anche tra i non addetti al settore, secondo cui i bisogni dell’uomo sono organizzati gerarchicamente.

Il primo gradino di questa piramide che cerchiamo di scalare tutti rappresenta esigenze fisiche, come mangiare, dormire, evitare il dolore. E’ arduo credere che chi non abbia cibo per nutrire le membra o sia sottoposto a sofferenze fisiche possa trovare giovamento nella lettura di un bel libro o in lezioni di filosofia, fossero tenute pure da Socrate in persona.
Il processo di astrazione dai fatti contingenti, dagli “accidenti” della vita consiste proprio nel risalire questa piramide.

Il secondo gradino procedendo verso l’alto è occupato dai bisogni di sicurezza. Una volta che abbiamo la pancia piena (e la moglie ubriaca) cominciamo a cercare un lavoro. Non ci va di vivere ogni giorno di espedienti o delle generose elargizioni dei genitori. Il lavoro è per la maggior parte di noi dipendenti un male necessario, uno strumento sì di tortura ma essenziale per acquistare la libertà di pensare al futuro, di organizzare il prossimo weekend al mare.
Rimanendo sul secondo gradino della sicurezza, appena abbiamo firmato uno straccio di contratto co.co.co. o equivalente, cominciamo a pensare alla casa, l’oggetto dei desideri e dei disturbi notturni della maggior parte degli italiani. Mentre uno svedese sa che attorno a 30 anni avrà il primo appartamento (comprato con i propri risparmi), a 37-38 la prima casa con giardino (quella che in Italia con generosità definiamo villetta) e così via, l’italiano medio teme di non riuscire ad estinguere il mutuo prima di spegnersi personalmente. Per questo la scalata alla vetta della piramide si conclude su questo gradino per molti dei nostri connazionali. Certo la soddisfazione di trovare nella propria casetta rifugio e protezione dalle burrasche della vita è davvero impagabile. Possiamo finalmente decidere che quadro appendere alla parete senza che il padrone di casa debba dire la sua, insomma essere liberi di comandare a casa nostra.

I fortunati che non si lasciano schiacciare dal macigno della casa o deprimere dal lavoro, salgono al terzo gradino della piramide e lì incontrano tanta gente simpatica, con la quale chiacchierare. Prima di godere della compagnia degli amici, bisogna tuttavia farseli e quest’impresa non è poi così facile. Bisogna capire le dinamiche di gruppo, usare lo stesso slang, insomma mimetizzarsi per benino.
E’ vero che il gioco vale la candela. Come dice qualcuno, di solito una volta trovati degli amici non si ha più bisogno di nemici. In questo senso anche i colleghi di lavoro sono assimilabili spesso a degli amici.

Il quarto livello di ascesa verso la felicità riguarda sempre la vita di gruppo. Tuttavia è questa la fase della maturità della relazione di amicizia, quella in cui il mimetizzato è stato definitivamente accettato dagli altri perché simile a loro. A questo punto l’individualista, ex compagno di merende, si rimangia tutto. Non gli va più bene di essere trattato come gli altri, perché non è mica uno qualunque. O fa il capo o se ne va dal gruppo. Vuole che le sue capacità superiori vengano riconosciute, non gli va più di buttare via le serate con gente del genere, che non riesce a capire le sue sempre azzeccate battute o le sue valutazioni scientifiche sulle ultime partite di campionato.
Se l’individuo che ha raggiunto il 4° gradino ha anche un posto di lavoro, e sicuramente ce l’ha altrimenti sarebbe ancora sul 2° gradino a cercare qualche raccomandazione, è questo il momento in cui gli vengono strani grilli per la testa. Comincia a chiedere aumenti, ritiene di meritare più di ciò che riceve. Non è più disposto a lavorare per la gloria, come aveva fatto credere al momento dell’assunzione, ma solo per vile denaro (e tanto).
Questa fase è quella in cui il nostro protagonista, sempre più vicino alla vetta, si vuole differenziare dagli altri, comprandosi per esempio una Mazda 6, salvo pentirsene dopo pochi km e tante e violente imprecazioni. In accordo allo spirito dialettico di questo blog, ho inserito la foto della mia Punto in cima al post. Si tratta di un gioiellino che ha acquisito valore nel corso di questi nove lunghi anni di vita e che non mi ha mai lasciato per strada.

Infine (non ce la faccio più per la stanchezza!) siamo arrivati al quinto ed ultimo gradino della piramide. Non lasciatevi tratte in inganno, ogni gradino corrisponde ad anni ed anni di vita e lunghissime meditazioni, spesso di fronte alla televisione, che rappresenta pur sempre il principale sussidio nella estenuante ricerca del senso della vita.
A questo punto ci si trova nella seguente condizione. La nostra tavola è bandita lucullianamente, come non avremmo mai immaginato negli anni dell’università, caratterizzati da monotoni piatti unici tutti i giorni. La nostra casa sarebbe un paradiso in terra se non fosse per i vicini che ci sono capitati. I colleghi hanno smesso di farci mobbing tutti i giorni. Gli amici la sera apprezzano i racconti delle nostre avventure amorose, anche se a volte ne mettono in dubbio la veridicità.
Insomma è arrivato il momento di metterci a coltivare qualche hobby, almeno per far passare più velocemente le giornate quando non andiamo al lavoro. Io per esempio dovrei prendermi un mese intero di malattia per completare l’assemblaggio dei due robot che aspettano il loro padroncino e compagno di giochi. Oltretutto devo programmarli e comprare qualche utensile di cui dotarli, in modo che mi aiutino nei lavori domestici.
Come avrete capito è questa la fase di massima astrazione dalla realtà circostante e dalle esigenze di breve periodo: il mondo esterno non può più disturbare i fortunati che l’hanno raggiunta. Si fa solo quello che piace e non quello che viene richiesto dal capo, dalla moglie (spesso le due figure coincidono) o quello che la società conformista ritiene conveniente. Siamo veramente liberi, non mettiamo più a freno la nostra mente e la nostra personalità.
L’unico aspetto negativo di questa fase è che nella quasi totalità dei casi corrisponde alla demenza senile…

Ho divorziato...dalla mia Mazda 6

Sto per raccontarvi una triste storia, direi quasi un incubo che potrebbe capitare a chiunque: perchè proprio a me???

Agli inizi del 2006 ho battagliato con me stesso e con la mia famiglia per acquistare un'auto che veramente desideravo e ammiravo: Mazda 6. Ho letto su Internet tutte le recensioni possibili, ho coltivato l'idea di possederla, di avere una berlina di classe, con tutto di serie e affidabile con i suoi 5 anni di garanzia...
Ebbene, senza tediarvi oltre...tutto è naufragato dopo appena 48.000km.
Tutta colpa di un aggeggio che si chiama DPF è il filtro antiparticolato che ormai quasi tutte le auto diesel Euro 4 montano... Io onestamente non avevo idea di quante grane può dare questa specie di profilattico per auto; ok, descrivo brevemente come funziona, opps, come NON FUNZIONA questo aggeggio...!!!
Per ridurre le emissioni inquinanti di PM10 ossia particolato sottile della combustione del motore diesel, alcuni testoni hanno pensato bene di mettere un filtro + catalizzatore tra motore e marmitta. Risultato è che il filtro blocca i residui di cenere nei gas ottenuti dalla combustione di gasolio e olio del motore. Fin qui sembra una passeggiata, ma adesso viene il bello...
Il filtro, per evitare l'intasamente va pulito regolarmente con degli appositi cicli di rigenerazione che immettendo del gasolio nel filtro, portano la temperatura a circa 400 gradi e bruciandolo dovrebbero eliminare le particelle di cenere o perlomeno ridurle a particelle più sottili. Questi cicli di rigenerazione normalmente avvengono ogni 500-600km e si innescano da soli, segnalando al conducente con un a spia DPF appunto che il motore sta effettuando il ciclo di pulizia. Diciamo che te ne accorgi comunque perchè l'auto beve molto gasolio in più del normale e con il CDB, alias Computer Di Bordo, si legge un cosumo istantaneo anche di 10-12 lt/100km che significa guidare una Ferrari invece di una auto normale!!!
Alla Mazda hanno pensato bene di fare i cicli ogni 150-200km e ogni ciclo dura anche 50km di corsa sopra i 2000 giri/m; in pratica si porta la macchina a fare la pipì, quando gli scappa...
La temperatura nel filtro sale addirittura a 600 gradi e la quantità di gasolio immessa trafila da appositi fori del DPF per rientrare nel circolo e portare del gasolio miscelato con olio...
Questo fa aumentare il livello dell'olio motore in modo anomalo...E qui si scopre un'altra furbata Mazda. L'astina dell'olio infatti presenta non 2 tacche, ma 3: L=min, F=max e X=devi cambiare l'olio!!! Ebbene, il livello dell'olio aumentando spesso va verso la X e obbliga a cambiare l'olio anche 2, 3 volte prima del regolare tagliando...Ricordo inoltre che ques'auto vuole esclusivamente olio dexelia Mazda DPF che tollera meglio la diluizione di gasolio nell'olio, che non fa molto bene al motore... Sapete quanto costa 1 litro di questo olio taumaturgico? Diciamo che si trova a soli 18 € e tenendo conto che lo devi cambiare spesso...lascio a voi il commento...
Insomma, io sta spia del DPF fino ai 47.000km non l'avevo mai vista accesa, ma è bastato che mi ammalassi di tonsillite per qualche giorno, come leggete in un mio post, eccola che spunta fuori a mia moglie che vuole fare un giretto con la mia auto...Ebbene, il DPF sembra incredibile, ma funziona quasi bene se uno guida in strade extraurbane, ma appena ti metti a fare giretti in paese, gli viene l'orticaria e vuole farsi una rigeneratina...e via andare...
Ok, morale della favola è che il pezzo si è intasato...NON SI PUO' pulire in nessun modo, dice l'officina Mazda allargando le braccia...Non è un pezzo in garanzia, ergo lo devo cambiare...
Ora tenetevi forte: il pezzo costa... 2190€ + IVA ....OHHHHHHHHH.....bestemmie a gogò..!!!!
Ma come è possibile che altre case automobilistiche lo vendano a 700€ ivato e la Mazda mi obblighi a spendere quasi 3000€ per il solo pezzo, esclusa manodopera?

Ho trovato un misero conforto in un forum su internet, chiamato appunto ForumDPF
nato appunto per sviscerare questo problema e possibili soluzioni. Mi rendo conto che il problema è molto diffuso e coinvolge anche i possessori di Mazda3 e Mazda5 ultimo modello...
Il modello precedente non ha alcun problema, mentre il modello del 2006 è veramente una maledizione...
Per di più sul forum mi segnalano una vecchia puntata della trasmissione "Mi manda Rai3" del Settembre 2006 ove alcuni disgraziati sono stati invitati per parlare delle loro disavventure...

Il fondo l'ho toccato quando ho scoperto che la mia auto in 18mesi ha perso quasi 10.000€ del suo valore, indipendentemente dal problema DPF...
Ogni concessionario la guardava con commiserazione quando chiedevo una permuta...è stata una scena straziante...
Mazda Italia sta facendo una figura intollerabile, continua a perdere nelle vendite mensili in italia, ma non ammette neanche lontanamente che le sue macchine abbiano un grave difetto di fabbricazione... Ovviamente non acquisterò MAI PIU' auto Mazda e prometto di sconsigliare vivamente chi intendesse fare questo passo a dir poco azzardato...

Meditate gente, meditate...

domenica 15 luglio 2007

Una terra promessa (1/2)

Era un tardo pomeriggio di poche settimane fa ed ero appena rientrato in casa dopo la lunga giornata lavorativa. Posai la borsa da ufficio come di consuetudine accanto ad un basso tavolino in legno scuro del soggiorno, mi adagiai sul comodo divano per rilassarmi un po’ dando un’occhiata ai titoli di un interessante giornale, che appartiene alle mie letture usuali.
Uno degli articoli proposti sull’attuale numero riguardava la felicità. Il titolo metteva in dubbio la possibilità di diventare più felici facendo sempre più cose e diventando sempre più ricchi. L’interrogativo di fondo era: cosa rende gli uomini felici?

Mi sentii subito attratto dal contenuto dell’articolo e decisi di immergermi nella lettura approfondita, aguzzando la vista e la mente e raddrizzando i muscoli del busto. Ebbi l’impressione di essere un felino che pochi secondi dopo essersi disteso sul terreno vede in lontananza una preda e balza repentinamente sulle zampe, seguendo con gli occhi l’oggetto del suo desiderio pronto ad inseguirlo e a rinviare, senza dispiacere, il momento del riposo.

Mi pare utile riportare alcune considerazioni che fanno luce sul legame tra il nostro stato psico-emotivo di felicità e l’ambiente a noi circostante.
Un professore di sociologia dell’università Erasmus di Rotterdam ha creato probabilmente il più grande database mondiale della felicità basato su innumerevoli sondaggi e studi.

Come si vede nel grafico in alto noi italiani dovremmo impegnarci (anche in questo campo!) un po’ di più. Nell’Europa occidentale non risultiamo essere certo tra i più soddisfatti della propria vita. Anche popoli un po’ musoni risultano essere più felici di noi. Devo confessare che questo dato inizialmente mi è sembrato un po’ strano.
Possibile che la nostra capacità di far di necessità virtù, di trovare in ogni situazione, anche la peggiore, qualcosa di positivo non ci faccia vivere meglio di altre popolazioni, che non hanno certo il nostro spirito di adattamento?
Come può essere poi che la giovialità, il nostro stile di vita allegro, disinvolto e scanzonato, noto ed apprezzato in tutto il mondo non ci renda felici?
Pensandoci bene comunque, sotto l’apparente ironia ed autostima con le quali ci presentiamo al mondo e che danno di noi un’immagine sicura e vincente, da “made in Italy”, siamo forse un popolo di ipocondriaci, in costante apprensione per ogni piccolo problema che ci si presenta. A volte non siamo preparati ad affrontare situazioni difficili, ci rendiamo conto di non avere gli strumenti adatti al caso, pur senza ammetterlo. Sappiamo che la capacità d’improvvisare non è una panacea per tutti i mali. Neanche i santi poi sono sempre disposti ad intervenire al nostro fianco nonostante la devozione che dimostriamo loro. E poi i tempi in Italia, come sostiene più d’uno, stanno danno davvero peggiorando e mettendo alla prova molti connazionali, il cui sorriso sulle labbra diventa sempre più amaro.

Tornando all’articolo di partenza, la valutazione del livello di felicità non è un tema astruso, come si potrebbe pensare, basato su impressioni soggettive espresse dagli intervistati, che capziosamente simulano o dissimulano i propri sentimenti.
Neuroricercatori hanno dimostrato che la percezione di esperienze positive corrisponde all’attivazione di alcune aree dell’emisfero sinistro. L’intensità delle attività neurali misurate corrisponde abbastanza precisamente al livello di soddisfazione percepito e descritto dalle persone esaminate su una scala da 0 “del tutto insoddisfatto” a 10 “perfettamente soddisfatto”.
In altri termini siamo ben consapevoli dello stato di felicità nel quale ci troviamo e tendiamo a comunicarlo agli altri senza falsarlo. Dichiararsi felici pur non essendolo o viceversa rappresentano quindi un’eccezione.
I dati del World Database of Happiness si possono pertanto analizzare senza temere di ragionare sul sesso degli angeli.
Quali risultano essere i fattori che rendono felici? Perché per alcuni popoli la vita è più bella che per altri? Ve lo dirò in un prossimo articolo.
Per ora buon inizio di settimana a tutti.



P.S. Qui in Germania a metà luglio è finalmente arrivata l’estate. Le temperature nelle ore più calde della giornata si son portate da 17° a 36° nel giro di un paio di giorni!

lunedì 9 luglio 2007

W la nonna


“Lascia che sia fiorito / Signore, il suo sentiero / quando a te la sua anima / e al mondo la sua pelle / dovrà riconsegnare / quando verrà al tuo cielo / là dove in pieno giorno / risplendono le stelle…” Comincia così una commovente canzone di F. De Andrè, che mi è tornata in mente in occasione della morte della nonna.
La vita è preziosa e ci conviene utilizzare al meglio ogni minuto perché, come dice un proverbio cinese, il tempo che abbiamo è molto meno di quel che ci sembra.
Io cerco di orientarmi così. Rivolgendo il pensiero al passato mi sforzo di ricordare e ricostruire i momenti e gli eventi piacevoli, quelli che fanno nascere spontaneamente un sorriso sulle labbra che non si riesce a trattenere. Mi scorrono davanti agli occhi scene, a volte molto lontane nel tempo, che hanno nella maggior parte dei casi una caratteristica in comune: la presenza di altre persone, che hanno reso unica una serata in pizzeria, una scampagnata al mare, una vacanza in una località ancora sconosciuta.
Credo che la felicità si possa conseguire solo insieme agli altri, ritagliandoci nella routine quotidiana, fatta di lavoro, impegni urgenti e bisogni materiali, spazio e tempo da dedicare alle persone care, agli amici e non solo. Anche lo sconosciuto compagno di viaggio che siede nel nostro scompartimento sul treno può aprirci un nuovo spiraglio sulla realtà, può aiutarci a capire meglio gli altri e noi stessi.
Dietro la barriera di uno sguardo assente o accigliato, di modi noncuranti o sgarbati si cela forse amarezza, magari solitudine. Un sorriso, un saluto, una parola gentile possono non solo avvicinare le persone, ma anche alleviare i dispiaceri o i problemi più grossi.
Concludo con un affettuoso saluto alla nonna, che in realtà ho conosciuto poco, ma che sarà presente per sempre nella mia memoria con i suoi modi garbati e con il suo sorriso gentile sulle labbra.

Un pensiero alla nonna

Come questa simpatica vecchietta, anche mia nonna Antonietta Barone aveva 90 anni, ma la sua vita terrena si è conclusa venerdì 6 luglio. Sembra banale, ma è in queste situazioni che ci si ritrova tra parenti, anche lontani e ci si ferma a pensare alla caducità delle cose terrene e la speranza di un mondo migliore nell'aldilà.
Il parroco nella chiesa di S.Biagio durante l'omelia ha pronunciato delle belle parole che riassumo con la seguente frase: "ci ritroveremo tutti in un mondo nuovo con cielo e terra luminosi ove gli affanni e il tempo non ci preoccuperanno più e saremo finalmente coscienti della ragione della nostra presenza in questo universo". Pensare che tutto si esaurisca in questo piccolo pianeta mi sembra riduttivo e disperato allo stesso tempo, e l'uomo non è fatto per pensare in negativo, ma anela ad uno spirito che lo elevi oltre il visibile e porti pace nel suo cuore martoriato da tanta materialità..
Un abbraccio a tutti i cugini che non erano presenti alla cerimonia funebre, ma che hanno partecipato con la mente e il cuore per carezzare la nostra cara nonnina e sospingerla in alto ove gli anni sono solo granelli di sabbia di una immensa spiaggia, baciata dal mare dell'infinito...

Ti abbraccio nonnina,
ora sei finalmente libera...

martedì 26 giugno 2007

Mediterraneo


Che piacere risentire il cugino in piena forma, pronto per un bel tuffo nel blu del mare nostrum! Spero che la foto di S. Maria di Leuca gli piaccia.
Io nel frattempo mi trovo a circa 600 Km dal mare, a metà strada tra il Mediterraneo (quello con la M grande) ed il mar del nord. Appena letto il post di Alberto, di ritorno da un lungo viaggio in treno, mi sono preso un bicchierino di Primitivo di Puglia sia per ricordare i buoni sapori della nostra terra che per reggere la sfida poetica. E sì, era proprio quel frutto dolce delle vigne salentine di cui parla il cugino, che ho centellinato con sommo piacere del palato e della gola.

A proposito di terre fertili e di bei paesaggi costieri, mi vengono proprio ora in mente (sarà l’alcol?) due idee.
Una è il ricordo della splendida serata trascorsa con Alberto e con le nostre consorti appena qualche settimana fa sulla costa ionica. La temperatura era piacevole ed abbiamo perciò potuto gustare su una terrazza all’aperto i frutti di quel mare… pardon, Mare, che era a pochi passi da noi. Avrei fatto volentieri il bis ed il tris di calamari alla piastra, che delizia!
Il secondo pensiero è per uno dei personaggi preferiti delle mie letture, il commissario Montalbano, anche lui estimatore sia dei paesaggi che della buona cucina mediterranea.
Qualche sera fa ho finito di leggere “Gli arancini di Montalbano”, una raccolta di una ventina di racconti. Più di un episodio della serie televisiva del commissario si ispira a queste storie.

Anche i tedeschi apprezzano l’Italia e lo stile di vita degli italiani. La lingua di Dante va di moda nel paese dell’aquila. Sto cominciando proprio in questo periodo ad insegnare italiano presso l’università popolare della cittadina dove vivo. Qualche giorno fa abbiamo visto a lezione il film “Don Camillo e Peppone” (in italiano con sottotitoli in tedesco). Si sono divertiti tutti. Mi inorgoglisce poter raccontare qualcosa del mio paese, farne conoscere aspetti nuovi agli amici tedeschi... Devo convincere qualche “allievo” a scrivere sul blog. Penso proprio che assegnerò questo come esercizio per le vacanze estive.

sabato 23 giugno 2007

Mare Mare Mare

Finalmente dopo una settimana di clausura in casa torno a mettere la testa fuori di casa e lo faccio alla grande andando a Mare!.
Certo, quello con la "M" maiuscola....
Il Salento davvero merita di essere visitato per il mare stupendo e il clima invidiabile in ogni stagione. Per me questa terra è la Florida italiana...In effetti anche la posizione direi che è simile...

L'acqua, il ritorno al nostro stato embrionale, nell'utero materno dove tutto era in fieri ed ogni evento era filtrato dalle tenere cure di una famiglia curva sulla nostra esistenza.
Ora siamo qui fuori, ci siamo globalizzati, nel senso che ogni cosa che ci accade vicina o lontana lascia un segno sulla nostra pelle e sulla nostra anima. Siamo scavati dal vento, dalle stagioni, dalle delusioni, ma rinfrancati dalla natura quando ci ritagliamo delle giornate come questa che rappresenta una forte carica di vita per endovena, perchè arrivi prima in circolo e ci nutra di ottimismo e voglia di vivere. Come un sipario che si apre lento, ma lascia intravedere le bellezze ed i misteri di un grande spettacolo che sta per iniziare, anche quest'anno inizia l'estate, la stagione che porta pace, che manda in vacanza i brutti pensieri e soddisfa un po' tutti, da chi ama il gelato a chi vuole i frutti di mare crudi, a chi ama le passeggiate in bici, a chi semplicemente vuole dormire di più, a chi vuole fare tardi la sera a chi da solo aspetta solitario su un piccolo scoglio che un pesciolino distratto abbocchi. Lasciamoci catturare anche noi da questa atmosfera di luce che invade i nostri cuori e ci alimenta come le foglie delle vigne che vengono carezzate dal vento e preparano i frutti dolci sotto il sole caldo che fa maturare e da sapore e colore al nettare degli dei.

martedì 19 giugno 2007

Quando la febbre dice STOP

Da un paio di giorni sono costretto a letto da una fastidiosa tonsillite, con febbre alta e spossatezza generale...
Oggi mi sento un po' meglio e vorrei scambiare due chiacchere con mio cugino andrea e con voi lettori...
Rompere i ritmi della vita quotidiana, gli orari assillanti, le cose da fare per forza...
Mi sembra di stare in un limbo dove il tempo si è fermato, o meglio viene scandito da eventi diversi; la sveglia che mi ricorda di prendere l'antibiotico, la campana che rintocca mezzogiorno...
Una vita riscoperta tra le mura domestiche che non mi vedono mai in queste ore del giorno, tutto mi sembra luminoso e nuovo.

Sento nel tuo post tanta nostalgia, caro cugino e le cose che scrivi mi danno da pensare. La gente che non si saluta, mi ricorda Milano dove ho trascorso ben 7 anni della mia vita e sicuramente la cosa che mi è mancata di più è stato proprio il contatto umano. Una indifferenza generale che gelava il sangue e dava ad ogni azione un sapore amaro. Infatti non sono riuscito a mantenere alcun contatto con i cosiddetti amici del capoluogo lombardo. I primi anni chiamavo per Natale o d'estate, poi ho capito che facevano perfino fatica a ricordarsi il mio nome, quindi li ho sollevati anche da questo imbarazzo, non chiamando più. Ci ho messo un po' per capire che quegli anni erano un capitolo chiuso, ma devo dire che l'ottusità delle persone mi ha aiutato molto a scrollarmi di dosso ogni inutile aspettativa e pensare all'oggi, al presente e al futuro.

Ora sono integrato nel salento e mi sembra di non essermene mai allontanato...
Perciò mi viene tanta voglia...di SCAPPARE VIA SUBITO...
Ma dove, perchè, come farlo realmente? E' una sensazione pesante, ma nello stesso tempo mi piace sentire ogni giorno quella voglia di cambiare, anche di poco, di confrontarsi, di non arrendersi. Certo non vedo molte possibilità economiche qui da noi, ma forse in fondo il limite è proprio questo: pensare tutto in termini economici! Ogni azione viene monetizzata ed anche lo stesso scrivere di queste poche righe, sarebbe sicuramente censurato da un intelletto pragmatico che bada al sodo, anzi al soldo...
Un cambiamento culturale in me e attorno a me mi darebbe molta più soddisfazione e mi sto muovendo per capire le reali esigenza formative della nostra terra e come valorizzarne i suoi tesori. E' un'impresa titanica, senza inizio nè fine, ma l'idea di pensarla, di figurarla e coltivarla, mi piace, mi da speranza e voglia di vivere...

domenica 17 giugno 2007

Si parte...



1.500 Km sono una distanza superabile oramai in circa un’ora e mezza.
Tanto impiegano i voli Stoccarda - Bari per oltrepassare le Alpi e raggiungere il sud del Belpaese costeggiando il Mar Adriatico.
Tuttavia è sufficiente questo breve traghettamento nei cieli del nostro emisfero boreale per sentirsi, una volta giunti a destinazione, in una realtà completamente diversa.

Già la natura si presenta sotto sembianze mutate: al verde dei boschi e delle colline si sostituisce il colore caldo della terra arata, con i suoi alberi di ulivo ed i vigneti. Le casette tinteggiate a calce, con ampie terrazze su cui spesso svolazza il bucato, hanno preso il posto di abitazioni dai colori più vari, protette da poderosi tetti.

Anche le persone sono diverse e non solo nei tratti fisionomici. E’ comune anche al di là delle Alpi imbattersi in gente dalla pelle abbronzata e dai capelli scuri. Tuttavia sono i comportamenti e gli atteggiamenti degli individui a risaltare anche dopo pochi mesi di assenza. Passeggiando per le strade e le piazze di ogni centro abitato si incontrano ovunque persone che si salutano, chiacchierano e gesticolano animatamente. Lo scambio di domande e convenevoli, i sorrisi e le risate sembrano essere intima parte della natura delle popolazioni locali. Più a nord la gente utilizza la strada solo per spostarsi da un luogo all’altro, raggiungendo la propria destinazione, che può essere un negozio, l’ufficio, la palestra. Ci si sofferma brevemente quando s’incontra un conoscente, talvolta lo si saluta con un cenno del capo senza sostare.

Molte altre cose fanno capire che ci trova in un mondo in cui vigono regole diverse, alcune delle quali emergeranno sicuramente nelle prossime note.
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Ho inteso in senso lato la proposta di mio cugino Alberto di argomentare in forma dialettica su temi di interesse comune. Non solo quindi come confronto su base puramente logico-razionale di idee contrapposte (tesi e antitesi) da integrare in una sintesi condivisa.

Anche lo scambio di idee ed informazioni sulla realtà che ci circonda passa attraverso il filtro delle emozioni, che accompagnano sempre i nostri pensieri. Pertanto ritengo appropriato nella presentazione degli argomenti anche l’impiego di tecniche come l’ironia, che conferiscono forza alle proprie ragioni e rendono allo stesso tempo più piacevole la lettura.